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La Storia ed il Presente

SUL MARE DI OGGI LE CONCHIGLIE DI 7 MILIONI DI ANNI FA...

A Levante di Albenga (38 chilometri da Savona), sorge la cittadina di Ceriale. Moderno centro balneare, grazie alla favorevole posizione nella piana albenganese, concilia l’attività turistica (residence, campeggi, strutture ricettive alberghiere) con quella agricola sia floricola sia orticola. L’abitato si sviluppa lungo la spiaggia rettilinea, affiancata da una piacevole passeggiata che riserva ampi spazi verdi (prevalenza di palme) e un’ottima vista panoramica sul golfo. Alle spalle il Monte Croce (541 metri d’altezza) e le frazioni Muragne e Peagna.

Arrivare a Ceriale è semplice, grazie ai veloci collegamenti con l’autostrada Genova- Ventimiglia (uscita di Albenga), la stazione ferroviaria e la via Aurelia che attraversa il centro. Si può usufruire dei servizi autobus di linea che percorrono il litorale e l’entroterra. Sulle sponde del Torsero si possono trovare conchiglie fossili e segni delle trasformazioni geologiche che hanno interessato la zona.
L’attività principale della zona è comunque quella del turismo legato alla spiaggia e al mare che consentono sport nautici (vela, windsurf, nuoto, immersioni alle praterie di posidonia) e altre discipline (beach volley). Non manca la possibilità di dedicarsi al tennis, al trekking, alle escursioni nell’entroterra (magari sino a Peagna, dove si svolge annualmente la Rassegna del Libro ligure) o alla spensieratezza grazie all’unico parco divertimenti acquatico in Liguria.
Tra le specialità che solleticano il palato citiamo le primizie di stagione e il famoso vino Nostralino (Ceriale rivendica anche la paternità del vino Pigato, così detto per le “picche”, macchioline che picchettano gli acini, benché altri attribuiscono il nome alla pece utilizzata per la migliore conservazione nelle anfore). Il legame con il mondo contadino è testimoniato anche dalla tradizione del “cundijun”, il condiglione: una sorta di insalata mista a base di moltissime verdure locali e insaporita dagli aromi mediterranei. Il mercato settimanale è in grado di soddisfare le esigenze di molti clienti grazie alla varietà dei prodotti in vendita dall’abbigliamento ai casalinghi dalla gastronomia tipica alla frutta e verdura. Si tiene ogni lunedì sul lungomare.
 

Da visitare anche il Museo Paleontologico del Rio Torsero nato per conservare i numerosi pezzi scoperti sulle sponde del corso d’acqua, soprattutto fossili di conchiglie, tanto che la zona è stata dichiarata Riserva Naturale Regionale ed è una delle più importanti d’Italia per la presenza di macrofossili risalenti a 7 milioni di anni fa circa. I ritrovamenti concentrati a circa un chilometro dalla spiaggia testimoniano l’antica presenza di un mare “caraibico”, visto l’analogia dei fossili con altre specie presenti nei mari caldi.
Il primo studioso della zona fu il cerialese Agostino Sasso, docente di mineralogia e ittiologia all’Università di Genova, che dal 1827 cominciò la catalogazione. Molti pezzi sono conservati al Museo Paleontologico “Silvio Lai” di Peagna con tre sale: conferenze, laboratorio (si può seguire il lavoro dei ricercatori alle prese con bilance di precisione, lampade a raggi ultravioletti, microscopio ottico), museo (sette vetrine con un centinaio di famiglie rappresentate di conchiglie, fossili di cetacei, impronta di granchio). Tra le rarità lo “strombus coronatus”, alcuni “coni” e “cipree”. L’ingresso è gratuito (sabato dalle ore 10,00 alle 12,00; su richiesta per gruppi).

STORIA

   

La leggenda vuole che il nome Ceriale derivi dalla dea Cerere, perché al tempo della dominazione romana nella zona si produceva molto grano. Probabilmente il nucleo nacque grazie al passaggio della via Julia Augusta e fu realizzato come insediamento dai Romani, come avvalora un’antica sepoltura.
Nell’antichità le attività prevalenti erano quelle della pesca e dell’agricoltura: Ceriale era un borgo di pescatori e contadini che stava crescendo accanto alla vicina Albenga con la quale ha spesso confuso e incrociato la storia. Solo verso il 1255, emerge l’identità di Ceriale in occasione di uno scontro tra Albenga e il suo Vescovo. Passò alla Repubblica di Genova nel secolo XIV. Le pieghe della storia riservarono però una brutta sorpresa: nel 1637 il borgo, privo delle fortificazioni come la vicina Borghetto, fu assalito e distrutto dai Turchi che fecero strage della popolazione e resero schiavi gran parte dei sopravvissuti. L’episodio indusse Genova ad alzare la guardia, ma era tardi e Ceriale dovette rimboccarsi le maniche e ricostruirsi. Nel 1764 si ribellò anche a Genova per le gravose imposte . Con il passaggio delle truppe napoleoniche, divenne Comune autonomo e ricadde nel Dipartimento di Montenotte, fino all’annessione al Regno d’Italia.

MONUMENTI

Ricca d’arte e cultura, Ceriale ha pagato a caro prezzo il saccheggio dei Saraceni che hanno gravemente compromesso il borgo, tanto che non sono rimaste testimonianze anteriore al 1637.
Il visitatore può vedere ancora le fortificazioni militari come il grande bastione che sorge in piazza della Vittoria e risalente al 1564 e come la torre dietro la chiesa.
Successivamente alla razzia, accanto al campanile superstite, fu costruita la nuova Parrocchia dei Ss Giovanni Battista ed Eugenio: la progettazione è attribuita alla mano dell’architetto Brunengo che ha voluto dotare il tempio di cupola berniniana. Vi spicca un crocifisso cinquecentesco e pale cinque e seicentesche.
All’interno, verso l’entroterra, si possono incontrare le edificazioni più antiche. Ne sono esempi la Chiesetta nella frazione di Peagna che conserva affreschi quattrocenteschi e il campanile barocco; il borgo di Capriolo abbandonato nel Medioevo; e, già in territorio di Albenga, la Chiesa di S.Giorgio di Campochiesa (dal XII secolo; tre navate e affreschi del ‘400 tra cui va ben osservato il Giudizio Universale).

ITINERARI NEL VERDE

Anche da Ceriale si può giungere alle palestre di roccia e alle Grotte di Toirano. Meritano una gita i Laghetti lungo il corso del Torrente Torsero. Le alture di Ceriale offrono poi una ricca varietà di piante e vegetazione che fa da ambiente ideale per numerose specie animali.
Salendo per i rilievi del Poggio Grande e Ceresa (con cappelletta), si giunge al Santuario di Monte Croce e sulla destra il bosco di latifoglie con carpini neri, noccioli e castagni. Si possono intravedere fringuelli, pettirossi e cinciallegre, mentre oltre si raggiunge la veduta panoramica che dà sul Monte Acuto, l’entroterra di Loano, i rii Torsero e Ibà.
Qui regnano gli arbusti come lecci e roverelle, più avanti la natura mostra la mano dell’uomo e la strada scollina e offre scorci di rara bellezza e la possibilità di osservare luì bianchi e prispoloni. Dal crinale ancora cuculi, ghiandaie e corvi imperiali, mentre ai nostri piedi orchidee selvatiche (Ophrys), fiordalisi ovoidi, vedovelle celesti. Dopo un tratto, il sentiero arriva a una sterrata da cui si avvistano poiane, gheppi e bianconi, fino a raggiungere una costruzione. Da qui si notano ancora le allodole, le averle piccole, i saltimpalo e rari gli strillozzi. Si può tornare lungo la via percorsa facendo attenzione ai pascoli dove si può udire il canto continuo del calandro. Numerosissimi le specie migratorie.